PROGETTO PRIGIONE KENGE

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Premessa
La seguente proposta progettuale nasce dalle numerose visite effettuate nel corso degli anni dal medico missionario Chiara Castellani presso il Carcere di Kenge (Repubblica Democratica del Congo). La prima visita risale alla Pasqua 2003 e il suo scopo era di dotare il carcere di una biblioteca con opere selezionate dalle Suore Paoline di Kinshasa per aiutare i prigionieri a far fronte al disagio psicologico e sociale della perdita della libertà. La visita, realizzata dal segretario del Vescovo Yves Kingata (che avrebbe in seguito intrapreso studi di Diritto) e dal medico missionario Chiara Castellani aveva finalmente permesso alla Diocesi di prendere coscienza di un problema socialmente scottante a 300 metri dalla residenza vescovile e dalla Cattedrale, e soprattutto di comprendere che le priorità per i carcerati erano di mera sopravvivenza anzi di FAME e non solo di sostegno culturale e della celebrazione della messa! La biblioteca era un regalo bellissimo, i detenuti hanno sete di apprendere ma come beneficiarne per dei morti di fame? La messa é importante, è stata proposta ancora ma non basta: i detenuti non riescono nemmeno a tenersi in piedi. Anche se sentono il bisogno di pregare, tutte le mattine alle sei celebrano e cantano a modo loro con i tam-tam.

 

Gli “Amici della prigione” è un gruppo di donne che ruotano attorno alle parrocchie Saint Esprit et Mwense Anuarite. Dopo la prima visita è nato il loro impegno a preparare il pasto domenicale ai detenuti, e con qualche irregolarità (nelle grandi feste priorizzano il pasto di famiglia) riescono comunque ad assicurare quello che per la maggioranza dei detenuti è l'unico pasto della settimana.

 

La prima visita ha anche permesso al medico missionario Chiara Castellani di dimostrare l'innocenza di un minore pre-pubere accusato di violenza sessuale attraverso un certificato medico che ne aveva provato l'incapacità fisica a commettere l'atto di cui era stato accusato. Il ragazzino, un orfano del sud del Kwango che ignorava persino la sua età, è stato liberato e scagionato.

 

La seconda visita di Europei è stata realizzata nel 2004 e nel 2005, quando il Prof. De Sole ha visitato la Diocesi insieme alla psicologa Concetta Nicotra e al logista Paolo Moro per assicurare gli insegnamenti all'ISTM di Kenge. Le due visite hanno sconvolto i visitatori ma purtroppo il desiderato seguito progettuale non è mai andato in porto perché non si riesce a pensare, per una simile situazione di “condanna a morte per fame” dei detenuti per pene di più di un anno soprattutto se provenienti dai territori del sud del Kwango. L'unico risultato della visita è stato anche questa volta facilitare la scarcerazione di un minore orfano di entrambi i genitori, ragazzo di strada, che si trovava detenuto per un banale furto di una pentola di cibo essendo incapace di difendersi da solo e ancor meno di pagarsi un avvocato.

 

Nel 2006 è stato il turno di un fotografo documentarista, Angelo Orlando, che ha ottenuto dal Direttore del carcere, in precedenza recalcitrante, di fotografare la struttura. Ne è nato un documentario fotografico molto valido che ha permesso al medico missionario Chiara Castellani di esporre nelle scuole e nelle parrocchie italiane un power point sui diritti umani in Congo. Ma anche allora ci si è limitati alla denuncia. Persino sui giornali, con un lungo articolo su Avvenire che traduceva integralmente il diario di un detenuto (anche lui in seguito scagionato trattandosi di una accusa pretestuosa). Di fronte agli abusi delle autorità carcerarie, che impediscono di fatto ai più poveri di difendersi da accuse non sempre reali, soprattutto quando si tratta di minori abbandonati, dall'Italia ci si sentiva impotenti. “Ogni volta che passo davanti al carcere per andare dal Vescovo, i detenuti implorano dalle finestre di dar loro da mangiare. Ma io non posso fare niente per loro! Dar loro soldi e cibo dalla finestra significherebbe dare soldi e cibo ai loro carcerieri!”. Il pasto domenicale degli “Amici della Prigione “ è rimasto per anni l'unico intervento possibile.

 

Dal 2012 qualcosa è cambiato (anche se poco!) nel carcere i Kenge. Una epidemia di dissenteria bacillare (diarrea sanguinolenta) ha mietuto vittime nel carcere di Kenge, e il Direttore è stato sostituito in quanto ritenuto corresponsabile del loro decesso per il ritardo ad assicurarne l'ospedalizzazione. Il nuovo direttore è un diplomato assistente sociale, con una visione molto più umana del carcere e orientato a una missione educativa invece che repressiva della prigione.

 

La prima preoccupazione del nuovo direttore è stata quella di migliorare il livello di igiene (in precedenza ma ancora attualmente deplorabile) del carcere costruendo delle latrine

 

L'ultimo gruppo, ben più numeroso, di visitatori europei (costituito dalla Dott. Alba Monti, professore di Antropologia e insegnante nel Super carcere di Lecce, il tecnico logista Paolo Moro, due sacerdoti congolesi di cui uno, Don Cyrille Luwala, è studente in Italia, Anuarite Ngumbu una giovane infermiera di Kenge madre di 3 bambini ancora piccoli rimasta vedova dopo l'assassinio del marito e il medico missionario Chiara Castellani) ha visitato la prigione nel luglio 2014. E ha constatato che, nella persistente desolazione della situazione del carcere di Kenge, c'é stato però un cambiamento positivo.

 

Per la prima volta l'atteggiamento del nuovo direttore, che ha denunciato lui stesso la profonda ingiustizia strutturale alla radice della maniera disumana di trattare i prigionieri a Kenge (dove gioca purtroppo attualmente anche il non pagamento dei salari delle guardie carcerarie, che si sentono spinte e persino giustificate a “rifarsi” sui prigionieri), ha incoraggiato tutto il gruppo a “fare qualcosa” perché finalmente ciò era possibile.

 

Il gruppo è stato inoltre fortemente colpito dal fenomeno dei “bambini in carcere” per una volta non più dei minori ingiustamente accusati e abusivamente incarcerati ma le 2 figlie di due detenute già condannate a 10 anni, l'una di 8 mesi nata in carcere e l'altra di 5 anni di cui 3 vissuti in carcere con sua madre. Le due bimbe, benché vittime anch'esse della disumanità delle condizioni del carcere, sono diventate l'unico elemento di dolcezza e di tenerezza del vissuto dei detenuti, che giocano con loro esprimendo nelle loro affettuose attenzioni l'impossibilità di riversare lo stesso affetto sui propri figli, che non rivedono da anni perché troppo lontani geograficamente come strutturalmente.

 

E’ emersa dall'analisi del contesto globale da parte del gruppo di visitatori, la necessità di individuare un intervento specifico a favore dei detenuti, con priorità per i problemi di sopravvivenza ed abbandono legati a l'assenza di una vera famiglia (il caso dei ragazzi di strada, per fortuna divenuti sempre più rari perché dichiarati non perseguibili se minori) o della distanza enorme dalla famiglia di origine (il caso dei detenuti provenienti dai territori del sud del Distretto del Kwango come Feshi, Kahemba, Kasongo Lunda). Senza peraltro dimenticare gli aspetti del “dopo” al fine di migliorare il reinserimento familiare e sociale se riescono a sopravvivere al carcere.

 

Per il momento l'intervento si è limitati a migliorare la qualità e la quantità dei pasti domenicali, per i quali il gruppo a dato un sostanzioso contributo che ha permesso per molte domeniche di arricchire di proteine animali la razione. Restata però l'unica razione settimanale perché gli “Amici della prigione” i giorni feriali lavorano e non possono permettersi di moltiplicare le visite al carcere!

 

Un'altro effetto positivo della visita è stata la risposta positiva all'appello del direttore a non continuare a trascurare la vaccinazione sistematica delle due bambine “anche quando c'é campagna di vaccinazione, qui non viene nessuno a vaccinarle”. Nella recente campagna di vaccinazione dell'agosto 2014 l'infermiera Anuarite insieme all'IT Roger Mbimba anch'egli infermiere e responsabile dell'Area Sanitaria della Barrière, dove ha sede il Carcere di Kenge, sono entrati in carcere e hanno vaccinato le due bambine, non solo con i vaccini della campagna ma anche con gli arretrati degli altri antigeni, mai ricevuti dalle due piccole.

 

Anuarite, da madre di famiglia, ha espresso il desiderio di far scolarizzare la più grande delle due bambine. Il Direttore ha accettato facilmente e dall'inizio di settembre, al rientro scolastico, Anuarite accompagna la sua bambina e la figlia della detenuta alla scuola materna. La bambina ha vissuto con “normalità” l'evento e si è subito ambientata con i suoi coetanei. La sua maestra dichiara che è molto intelligente, ha cominciato subito ad esprimersi in francese

 

La sera rientra in carcere, da sua madre, senza per questo sentirsi “diversa” dagli altri bambini che tornano nelle loro case. La percezione della sua “diversità” potrà maturarsi quando sarà più grande, per cui è importante comunque il suo accompagnamento fino al pieno inserimento sociale.

 

Dal mese di settembre inoltre il Direttore della Prigione ha cominciato a segnalare al medico missionario Chiara Castellani tutti i casi di malattia grave che si presentano fra i carcerati. Ciò ha portato la dottoressa a comprendere che non poteva più tirarsi indietro con il pretesto dell'assenza di fondi per garantire l'assistenza sanitaria ai prigionieri.

 

Dalla metà di settembre, tutte le domeniche, la Dott.ssa Castellani e l'Infermiera Anuarite alle 7 del mattino si presentano alla porte della prigione dove il Direttore, puntualmente presente, apre la porta e mette a disposizione il tavolo e le sedie del suo studio per trasformare una delle stanze in ambulatorio. Lui stesso ha fatto vedere quella stanza chiusa da una porta di ferro e legno, dove un tempo c'era l'ambulatorio, ma ora non c'é più niente! Né intonaco, né pavimento, né mobili, né strumenti. La Dott.ssa Castellani è costretta a portarsi ogni volta nello zaino lo strumentario minimo necessario dal Centro Dream e a depositare i farmaci in casa dell'Infermiera Anuarite o alla sede della Croce Rossa Francese che però la domenica è sempre chiusa.

 

Quali farmaci? Agli inizi c'erano solo quelli dei programmi del fondo mondiale: gli antimalarici, il cotrimoxazolo destinato ai malati di AIDS, gli antitubercolari (in novembre abbiamo depistato un caso di tubercolosi). Dalla terza domenica di ottobre sono arrivati anche altri farmaci, acquistati grazie a un'offerta puntuale dell'amica Carmen Falletta: 300$, di cui 200$ utilizzati per i farmaci e 100$ utilizzati per acquistare cibo destinato ad arricchire quel solo pasto settimanale. Ma recentemente il fondo mondiale limita gli approvvisionamenti.

 

Il resto è puro volontariato: di Chiara, di Anuarite, delle donne che preparano il pasto, dello stesso Direttore che rinuncia alla preghiera domenicale per una “preghiera” molto più importante. Alle volte viene il Sacerdote per celebrare, altrimenti si prega con il tam tam, suonato dai prigionieri su lattine vuote. Cristo c'é sicuramente!

 


Progetto

 

La nostra proposta progettuale prevede di ripristinare l'antico ambulatorio medico della Prigione, di continuare e potenziare l'assistenza ai prigionieri malati e di garantire l'accompagnamento materiale e spirituale ai carcerati nella soddisfazione dei loro bisogni fondamentali. Tutto ciò attraverso lavori di riabilitazione della struttura già esistente, forniture di mobilia fabbricata localmente, nonché la creazione di una vera rete di gruppi di volontariato rivolti ai detenuti ed alla ricerca di soluzione ai loro problemi di sopravvivenza ed abbandono, ai loro bisogni fisici e spirituali ma anche ai problemi dei familiari dei detenuti che si trovano totalmente soli a far fronte ai problemi di reintegrazione sociale al termine della pena.

 

In principio i gruppi saranno creati in collaborazione con la Chiesa Cattolica e protestante partendo dal passo del Vangelo che cita “visitare i carcerati” come una delle opere di Misericordia, ma tenendo conto che molti dei detenuti sono Ovest Africani di religione Islamica sarà importante fin dall'inizio prevedere il coinvolgimento dell'Iman (già messo al corrente del progetto).

 

Fra i bisogni fondamentali non soddisfatti di cui abbiamo constatato l'urgenza di trovare ed offrire una soluzione figurano:

 

  • Il bisogno di alimentarsi: un pasto alla settimana non basta! Soprattutto per un bambino in età della crescita (attualmente ce ne sono 4, di cui uno di 4 mesi);

  • Il bisogno di lavarsi: la cisterna piena di acqua contaminata dai recipienti promiscui non basta a garantire l'acqua a più di 80 persone, specialmente durante le due stagioni secche che a Kenge durano complessivamente quasi 6 mesi;

  • Il bisogno di urinare e defecare in condizioni igieniche: le due latrine non sono assolutamente sufficienti per 80 persone;

 


Beneficiari

 

Il target di beneficiari cui si rivolgerà il progetto è così identificabile (in ordine di priorità):

 


Minori detenuti (età inferiore ai 18 anni) soprattutto se senza famiglia e ancora in attesa di giudizio

 


Figli di donne detenute in carcerazioni lunghe che vivono anch'essi nel carcere con problemi di sopravvivenza, di assistenza sanitaria, di svago e di scolarizzazione

 


Donne detenute in carcerazioni lunghe con problemi di sopravvivenza e di assistenza sanitaria

 


Detenuti stranieri soprattutto se di religione Islamica

 

Detenuti in attesa di giudizio

 

Figli minori (età inferiore ai 18 anni) di detenute non residenti in carcere ma con problemi di sopravvivenza e di abbandono al villaggio

 

Detenuti provenienti da villaggi del sud del Kwango che hanno perso tutti i contatti con le loro famiglie e non ricevono alcun sostegno materiale

 

Familiari di detenuti alle prime carcerazioni incapaci di far fronte ai problemi di sopravvivenza dei loro congiunti a causa della propria poverta e/o della distanza

 

Familiari di detenuti in carcerazioni lunghe con problemi di sopravvivenza

 



Obiettivo generale della proposta progettuale

 

L’obiettivo generale della nostra proposta di è quello di migliorare le condizioni di vita dei carcerati di Kenge soprattutto coloro che vivono grossi problemi di salute, di sopravvivenza e di abbandono, di modificare la situazione delle madri e dei bambini che vivono in carcere anche al fine di promuovere misure alternative alla detenzione per dei casi specifici la cui pericolosità sociale è nulla.



RISULTATI ATTESI
Assistenza sanitaria garantita a tutti i detenuti tramite:

- ambulatorio ripristinato (riabilitazione del locale, mobilia, strumentazione)

- farmaci essenziali per le patologie più correnti resi disponibili

- 3 gruppi di supporto nelle 3 parrocchie di Kenge funzionanti con:

  1. due pasti settimanali garantiti
    accompagnamento materiale, sociale e spirituale offerto ai detenuti con gravi problemi di sopravvivenza ed abbandono e ai detenuti di diversa religione e nazionalità (islamici)

 

Insieme a Chiara Castellani Onlus - Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, ha sede in Roma, Viale Umberto Tupini n.113, C.F.: 90047140745
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