LA STABILITA' COME MIRAGGIO

LA STABILITA' COME MIRAGGIO

LA STABILITA' COME MIRAGGIO di Chiara Castellani - 23.01.2015

Da giorni ormai sono in corso forti scontri tra la popolazione e le forze dell’ordine nelle principali città della Repubblica Democratica del Congo per protestare contro la proposta di legge elettorale, adottata sabato scorso dall’Assemblea nazionale e della quale è iniziato lunedì il passaggio al senato.

Sarebbero 42 le persone morte e molti i feriti a causa delle proteste come annunciato dalla Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh). Per il governo, invece, i morti sarebbero 15 e la maggior parte di loro sarebbe stata uccisa dalle guardie di sicurezza private mentre cercavano di compiere dei furti.foto articolo2

La proposta di legge al centro delle proteste dovrebbe subordinare le prossime elezioni presidenziali (previste al momento per il 2016) alla realizzazione di un censimento completo della popolazione, che potrebbe richiedere molti mesi, se non anni, posticipando cosi le elezioni.
Il sospetto che l’attuale presidente Joseph Kabila, 43 anni e al potere dal 2001, voglia cambiare la legge elettorale per allungare il suo secondo mandato, che è l’ultimo consentito dalla costituzione, è forte. La riforma è stata non a caso definita dall’opposizione «un colpo di stato costituzionale».
Sin da subito si era capito che la proposta di legge avrebbe dato fuoco alle polveri. Il testo è stato adottato nella tarda serata di sabato con 337 deputati a favore, 8 contrari e 24 astenuti e immediatamente molti membri dell'Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale (Udps), il Movimento per la Liberazione del Congo (Mlc) e l'Unione per la Nazione Congolese (Unc), i tre partiti principali dell’opposizione hanno esortato gli abitanti della capitale Kinshasa a insorgere.

Il richiamo più forte è stato fatto da Bruxelles dallo storico oppositore di Kabila, l’82enne Etienne Tshisekedi, il quale, come viene riportato dall’agenzia misna, ha fatto in particolare riferimento all’articolo 64 della costituzione vigente: quello che impone a ogni cittadino di “contrastare i tentativi di prendere il potere con la forza o di esercitarlo in violazione delle norme fondamentali”. Lo stesso Tshisekedi ha poi sostenuto che il rischio di una situazione di “caos” sarebbe stato alto, e infatti ha anche chiesto alla comunità internazionale di proteggere la popolazione congolese dalle possibili conseguenze.

Molte manifestazioni sin da lunedì mattina per le strade di Kinshasa, tramutate in scontri quando sono state represse con violenza dalla polizia in tenuta anti-sommossa, che non ha esitato a usare le armi, sparando in alcuni casi contro la folla. La situazione è degenerata in particolare nelle zone vicine all’università, nella zona sud della città, dove alcuni studenti, scandendo slogan anti-Kabila, hanno bruciato dei copertoni e delle auto oltre ad aver costruito barricate lungo la strada che porta all’ateneo congolese.
Il governo ha anche deciso per ragioni di sicurezza di staccare la rete cellulare e internet nella capitale per
48 ore. Solo stamattina è stato ripristinato l’accesso ad internet sulla rete fissa, mentre la rete mobile resta ancora sospesa, secondo quanto riportato dalla Afp. Intanto la protesta si è estesa anche in altre città nell’est del paese come Butembo, Kimpece, Bukavu e Goma dove due studenti sono rimasti feriti oggi dopo che la polizia ha sparato nuovamente sui manifestanti, sempre secondo la Afp.
La sopracitata associazione per i diritti umani congolese Fidh ritiene che i morti degli scontri di questi giorni siano 42. Le istituzioni congolesi, invece, non sono d’accordo con questa stima e parlano di 15
vittime. Non solo, il portavoce del governo Lambert Mende sostiene che l’organizzazione non governativa Fidh sia “manipolata” da terzi e stia cioè agendo dietro indicazione di «un gruppo di congolesi» in esilio.
Come riportato sempre dalla misna. Non è chiaro se il riferimento fosse diretto anche a Tshisekedi, dato che quest’ultimo è a Bruxelles per ragioni di salute.

Le reazioni della chiesa
La prima forte reazione è arrivata attraverso il drammatico appello lanciato alle autorità dal cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa: «Smettete di uccidere il vostro popolo». Il cardinale ha poi continuato «Alcuni politici, assieme alla polizia seminano desolazione in città e creano un clima d’insicurezza generale». Nella stessa dichiarazione ha anche condannato il progetto di revisione della legge elettorale: «Noi disapproviamo e condanniamo qualsiasi revisione della legge elettorale» che posticiperà
«illegalmente le elezioni del 2016», ha ribadito il cardinale congolese. Poi è arrivata la presa di posizione della missione Onu in Congo (Monusco) con il responsabile Martin Kobler, che ha condannato le violenze sui manifestanti e ha lanciato attraverso il suo vice Wafy Abdallah, un appello ai politici coinvolti affinché calmino gli animi e si astengano da qualsiasi atto di violenza. Continuare la lotta politica quindi, ma senza violenza. Ieri la reazione della diplomazia internazionale in primis l’Unione Europea che, attraverso la portavoce Catherine Ray, ha chiesto «un ritorno alla calma» e «il rispetto per le elezioni» in Rdc per evitare la destabilizzazione. E sempre Ieri sono stati i rappresentanti diplomatici di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Belgio a Kinshasa a muoversi, incontrando il presidente del senato Leon Kengo Wa Dondo per chiedere il ritiro della proposta di legge.

Il rischio che la brama di Kabila di restare al potere, possa far ripiombare il paese in una crisi istituzionale e sociale è altissimo, specie in una nazione storicamente travagliata da forze centrifughe e dove la stabilità è sempre stata un miraggio.

Chiara